Mara Bragaglia

MARA BRAGAGLIA

Mara Bragaglia, fondatrice di Maraismara (2012)

Nel 2016 Maraismara riesce ad introdurre l’Oro Fairtrade in Italia. Da allora è ancora l’unico laboratorio orafo certificato del Paese e il lavoro tradizionale al banchetto è accompagnato da quelli di studio e ricerca sul campo al fine di supportare ed utilizzare solo materiali preziosi responsabili. Mara vive a Frosinone. Tra una lettura e l’altra si immerge nella creazione dei suoi gioielli poetici. Ogni gioiello è ricco di quella filosofia che è anche il punto di partenza del percorso di Mara: “La ricerca del significato nascosto è l’anima di quello che creo”.

Come è nata la tua passione verso il gioiello?

Ho sempre ascoltato e seguito ciò che più mi appassiona, che è come dire che non ho fatto altro che cercare di conoscermi meglio. Credo che la passione verso questo mondo sia nata per caso o, a seconda di quello che si preferisce intendere con questa parola, per necessità. Da bambina giocavo con le perline per creare piccoli oggetti da indossare, ma non era che uno tra i tanti tentativi di espressione. Soltanto all’inizio del 2012 ho cominciato ad approfondire con consapevolezza questo interesse e, incoraggiata dal potenziale dei social media, ho preso a renderne partecipi gli altri raccontando e mostrando.

Qual è stato il tuo percorso formativo?

Ho studiato e continuo a studiare filosofia.
Per me interrogare il mondo attraverso i libri è naturale, perciò anche nel caso dell’oreficeria ho cominciato – e continuo a cominciare – proprio da lì.
Il primo corso che ho seguito, ormai un bel po’ di tempo fa, è stato quello di smaltatura a fuoco presso la Scuola Orafa Ambrosiana di Milano. In seguito ho studiato incisione ed incastonatura sia a Londra che ad Anversa, ma ben altro c’è ancora da scoprire, capire e approfondire. Fondamentalmente sono un’autodidatta.

A proposito di viaggi, ci racconti del tuo ultimo viaggio nelle Filippine?

È stato un viaggio incredibile. Ho accompagnato la mia fornitrice di perle in una delle sue abituali visite agli allevamenti. Eravamo in un’area remota e ho potuto vedere con i miei occhi sia l’impatto del riscaldamento globale, sia gli effetti positivi di uno specifico modo di allevare le perle. Nei materiali preziosi c’è un valore che oltrepassa quello tradizionale: la responsabilità. Questo, per me, è un aspetto fondamentale.

Infatti hai introdotto Oro Fairtrade in Italia. Come è nata questa decisione?

È stata una scelta che si è imposta in maniera naturale. Bello e buono si sovrappongono e rivelano a vicenda, perciò non potevo pensare di creare qualcosa di pregevole ignorando la storia dei materiali utilizzati.

Anello Bizantino

Cosa vuoi trasmettere attraverso la tua arte?

Forse la consapevolezza che un significato c’è sempre, anche se nascosto. A me piace dire di “raccogliere l’invisibile”.

Quali sono le caratteristiche peculiari dei tuoi gioielli?

Realizzo artigianalmente tutti i gioielli che creo utilizzando solo Oro Fairtrade e materiali preziosi con lo stesso valore etico. Mi lascio ispirare da questi, dai miei studi e dai reperti nei musei. Voglio che ogni oggetto creato esibisca una qualche originalità, ma che abbia comunque un non so che di compiuto e di condivisibile, perché solo così potrà aspirare a fungere da talismano, da custode di significato e da portavoce di emozioni.

Orecchini Teodolinda

Esiste un gioiello al quale sei particolarmente affezionata?

L’anello Goethe. Per me rappresenta la Casualità che ha messo insieme tutto. Una delle prime volte che ho incontrato di persona Kira Kampmann, che è la mia cercatrice di perle e la fondatrice di una delle poche aziende ad occuparsi di allevamenti sostenibili, sono tornata a casa con una perla South Sea grande e decisamente esuberante. Allora non l’avrei scelta, ma Kira mi disse di farlo e l’ascoltai. L’ho tenuta come un oggetto sacro e misterioso per quasi un anno, interrogandomi continuamente su cosa poterne fare. Infine, proprio la sera prima del viaggio nelle Filippine, leggendo il verso di Goethe che recita “amore, amore lasciami andare”, ho trovato il senso. Ovviamente quella notte non ho più dormito, ma ormai l’anello Goethe era nato. Custodito in un sacchetto, l’ho portato sempre con me durante il viaggio, come un talismano.

Anello Goethe

Come immagini Maraismara in futuro?

Per il futuro vicino immagino il laboratorio nuovo, che sarà fatto di stanze da alchimista e affaccerà su una piazza nascosta dove d’estate si legge di poesia. Più in là, invece, immagino di non riuscire ad immaginare. In altre parole, per il futuro lontano desidero riuscire ad approfondire ancora di più, portando alla luce quello che ora non riesco ad immaginare. Il “fallire meglio” di Beckett, insomma.

Ciondolo Pomogranato