Il gioiello nella civiltà etrusca

Il gioiello nella civiltà etrusca: viaggio in un’arte orafa di straordinaria modernità

Anello da Vulci, V sec. a.C.

Monili di grandi dimensioni, opulenza e fasto, cascate d’oro: al giorno d’oggi non è insolito vedere sfilare creazioni sempre più vivaci, per la cui realizzazione gli orafi si avvalgono talvolta di tecniche dalla storia antichissima, quali la granulazione e la filigrana. Il gioiello contemporaneo, che con la sua esuberanza diventa sempre più centrale come elemento stilistico distintivo, poggia le radici su una tradizione estremamente affascinante. Per comprenderla occorre fare un viaggio nel tempo, e tornare indietro a circa tre millenni fa, per esplorare l’arte orafa della più importante popolazione dell’Italia preromana: gli etruschi.

La civiltà etrusca, che raggiunse la sua massima espansione tra il VII e il VI sec. a.C., arrivando a controllare gran parte dell’Italia centro-occidentale, si distinse per la libertà dei costumi e per lo sfrenato amore per il lusso e lo sfarzo. La dedizione ai piaceri della vita, tra pomposi banchetti, giochi e spettacoli, fu così spiccata che portò addirittura alla rovina, secondo il filosofo Posidonio, un popolo in origine forte e battagliero. Tale fastosità si tradusse nella fioritura di un’arte orafa sontuosa, volta ad esibire ed ostentare la ricchezza dell’aristocrazia etrusca.

Soprattutto a partire dall’VIII sec. a.C., i principi etruschi richiesero sempre più la produzione di gioielli, con l’intento di esprimere il proprio status tramite ricchi ornamenti personali. Veniva utilizzato in particolare l’oro, la cui lavorazione in Etruria ebbe inizio già intorno al IX sec. a.C., per la realizzazione di magnifiche fibule o decorazioni per le vesti.

Le donne, libere ed emancipate, avevano un ruolo eminente nella società etrusca, e amavano valorizzarsi indossando ricchissimi gioielli, tra cui bracciali, orecchini e fibule. Queste ultime rappresentavano probabilmente l’ornamento più diffuso nell’età del ferro. Inizialmente, erano di rado realizzate completamente in oro, quanto più in bronzo, impreziosito ad esempio da avvolgimenti di filo aureo. Tipico era l’arco a sanguisuga, così chiamato per la sua forma caratteristica. Il gusto femminile era rivolto anche ad eleganti fermacapelli a forma di spirali, e a collane spesso decorate con perle e pendenti d’ambra o pasta vitrea.

Fibula a sanguisuga, VII sec. a.C.

La fastosità dell’arte orafa caratterizzò in particolare il cosiddetto periodo “Orientalizzante”, tra la fine del VIII sec. a.C. e gli inizi del VI sec. a.C. In questo momento storico, la cultura etrusca fu influenzata da numerosi contatti con le popolazioni orientali, con un significante riscontro anche nell’oreficeria. Gli orafi stranieri introdussero in Etruria alcune delle più raffinate tecniche, tra cui la granulazione, che consiste nella saldatura di piccole sfere o grani, preferibilmente in oro, ad un sottofondo in lamina secondo un disegno prescelto, e la filigrana, che consiste nella curvatura o intreccio di sottili filamenti d’oro o argento, uniti con saldature nei punti di contatto. Furono poi gli etruschi a portare tali lavorazioni all’apice della perfezione, decorando con grande maestria magnifici spilloni, fermatrecce, orecchini, collane, fibule e bracciali. Fusione a cera persa, sbalzo e tutto tondo sono solo alcune delle numerose tecniche, oltre alle già citate granulazione e filigrana, di cui gli orafi etruschi divennero maestri nel corso dei secoli.

Orecchino a disco, VI sec. a.C

Grazie all’influenza orientale, durante il periodo Orientalizzante si diffusero nel gioiello rappresentazioni sempre più creative e bizzarre di figure antropomorfe e animali fantastici come grifi, tori e chimere. In particolare, le fibule raffiguravano spesso animali quali cavalli, delfini, anatre, oltre che leoni alati, sfingi ed altre creature immaginarie.

Fibula ad arco serpeggiante, VII sec. a.C.

Anche gli anelli, soprattutto in oro o in argento dorato, avevano un ruolo centrale. Sempre ricorrente era l’immaginario figurativo composto da una ricchissima varietà di figure fantasiose. Intorno alla metà del VI secolo a.C., durante il periodo denominato Arcaismo, fiorì una nuova tipologia di anello, con gemma a scarabeo girevole: la pietra, frequentemente cornalina o onice, veniva intagliata per rappresentare figure derivanti principalmente dalla mitologia greca. L’influenza degli artisti greci fu sempre più rilevante per l’oreficeria etrusca arcaica.

Anello da Vulci, V sec. a.C.

I gioielli preferiti in assoluto dalle donne dell’epoca erano con tutta probabilità gli orecchini. Amatissima intorno al VI sec. a.C. era la tipologia discoidale a borchia, derivante dalla moda greco-orientale. Le dimensioni di questi esuberanti gioielli erano notevoli, al punto da coprire completamente l’orecchio: basti pensare che il diametro di un orecchino poteva superare i 7 cm. Assai diffusi erano anche gli orecchini “a bauletto”, così chiamati per la forma conferita loro dalla lamina rettangolare ricurva, che veniva chiusa con un coperchietto circolare.

Orecchini a bauletto, VI sec. a.C.

Nel IV secolo a.C., in età classica, fiorì l’uso degli orecchini “a grappolo”, certamente uno dei gioielli più indossati all’epoca, insieme a collane, corone, bulle discoidali e pettorali di grandi dimensioni, di destinazione sia maschile che femminile, sulla cui superficie venivano raffigurate complesse scene mitologiche.

Orecchini a grappolo, IV sec. a.C.

I gioielli come simboli di status accompagnavano gli etruschi anche nella vita oltre la morte. Infatti, nella religiosità, uno degli aspetti fondamentali della civiltà etrusca, la concezione dell’aldilà era centrale: si pensava che il defunto continuasse a vivere nella tomba, e veniva dunque sepolto con le proprie ricchezze, oltre che con cibi e bevande. Proprio per questo motivo i principali reperti di oreficeria, così come tutte le manifestazioni artistiche più importanti della cultura etrusca, sono legate alla sepoltura.

Complesso da Vulci, V sec. a.C

Il viaggio nel tempo degli etruschi non può che farci comprendere l’incredibile affinità di questa civiltà con la nostra cultura e il nostro modo d’essere, sotto molto aspetti: dalla libertà dei costumi, all’emancipazione femminile, al gusto. Scopriamo un passato che sembra rispecchiare il presente. In fondo, è sufficiente guardarsi intorno per scorgere immediatamente i lasciti dell’arte orafa etrusca nel gioiello di oggi, e riconoscere le nostre radici. E se tanti aspetti della civiltà etrusca sono considerati ancora oggi enigmatici e oscuri, ciò che è certo è che essa raggiunse un livello straordinario di maestria orafa e creatività, in grado di influenzare lo stile contemporaneo e la nostra concezione di eleganza e raffinatezza.

Orecchini con pendenti ad anfora, IV / III sec. a.C.
Riferimenti:
Archeologico, M. C. (2000). Principi etruschi: Tra Mediterraneo ed Europa. Marsilio Editori.
Cristofani M., Martelli M. (1983). L’oro degli etruschi. De Agostini.
Nestler G., Formigli E. (1994). Granulazione etrusca: un’antica arte orafa. Nuova Immagine Editrice.